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I Tabarchini: un popolo sulle sponde del Mediterraneo

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I Tabarchini: un popolo sulle sponde del Mediterraneo
Un popolo sulle sponde del Mediterraneo
Pannello 7

Un popolo, quello dei Tabarchini, che dopo cinquecento anni di peripezie drammatiche e migrazioni volontarie o forzate, è rimasto unito grazie a un filo invisibile e resistente capace di conservare e trasmettere ai posteri la sua straordinaria storia.

Pegli, anno 1541: al seguito di Agostino Francesco Nicolò Lomellini un gruppo di Liguri, contadini, marinai, pescatori, provenienti dai dintorni di Pegli, Prà, Voltri, Multedo, Val Varenna, aderì alla proposta di una vantaggiosa emigrazione presso le coste africane, sull’isola di Tabarca, per porre le basi di una colonia commerciale atta a sfruttare le risorse che quella terra poteva offrire. La nuova comunità, cui si aggiunsero nel corso degli anni Siciliani, Toscani, Greci, Corsi attratti dalle possibilità di guadagno, visse senza grossi sussulti per circa duecento anni concorrendo a creare ricchezza alla famiglia Lomellini grazie alle fiorenti attività lì esercitate. Ai primi del ‘700 la florida colonia di Tabarca cominciò a mostrare segni di crisi, non solo per il graduale impoverimento dei banchi di corallo, ma anche per l’aumento della popolazione, l’ingerenza francese, le richieste sempre più esose dei bey di Tunisi e di Algeri dei diritti loro dovuti. A ciò si aggiunse il diminuito interesse dei Lomellini che risentivano dell’avviato declino della Repubblica di Genova, stretta nella morsa delle mire francesi e piemontesi e i mai sopiti aneliti di rivolta del popolo corso. Ad aggravare la situazione il mancato appoggio politico e militare della Spagna che, logorata dalla guerra interna per la successione al trono, rifiutò la restituzione della piccola isola da parte della famiglia genovese. Intorno al 1730 una parte di Tabarchini cominciò a migrare spontaneamente verso Genova, Tunisi, Biserta e altre località limitrofe e un gruppo più numeroso, costituito da circa cento famiglie, lasciò Tabarca nei primi mesi dell’anno 1738 per colonizzare, sotto il re sabaudo Carlo Emanuele III, l’isola di San Pietro e fondare Carloforte.

Tre anni dopo, nel 1741, il bey di Tunisi, insospettito da alcune trattative segrete per la cessione dell’isola ai francesi, con un colpo di mano occupa Tabarca, fa prigionieri i suoi abitanti, saccheggia il paese, occupa il forte e trionfante rientra a Tunisi con un bottino umano di 840 Tabarchini. Dopo circa duecento anni cessava di esistere una delle colonie genovesi più importanti del Mediterraneo. Tabarca genovese e cristiana sarà destinata a diventare mussulmana.

Alcuni dei Tabarchini presi prigionieri vennero successivamente riscattati dallo stesso re sabaudo: tra il 1751 e il 1755 più di 200 poterono raggiungere la già avviata colonia di Carloforte. L’anno successivo un intervento della reggenza di Algeri depose e giustiziò il bey tunisino a favore del figlio, imponendo un cospicuo risarcimento comprendente un bottino umano di oltre mille schiavi cristiani, tra cui circa quattrocento tabarchini. 68 famiglie, per un totale di circa 300 persone, dopo dodici anni di schiavitù e grazie all’intervento del re di Spagna Carlo III, raggiunsero la città di Alicante all’inizio del 1769 per poi raggiungere nell’aprile del 1770 la piccola isla Plana di San Pablo, da loro ribattezzata Nueva Tabarca.

Nel settembre del 1770 un gruppo di 38 famiglie tabarchine residenti a Tunisi chiesero ed ottennero dal re di Sardegna di essere trasferite sulla costa settentrionale dell’isola di Sant’Antioco, per fondare una nuova colonia vicino a quella di Carloforte. Dopo un lungo viaggio sul checcio Ancilla Domini e una quarantena forzata nel porto di Marsiglia, nei primi giorni di settembre raggiunsero finalmente la meta e diedero vita alla nuova colonia di Calasetta.

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