La festa di San Giovanni Battista, il 23 giugno, era accompagnata anche a Calasetta da una serie di riti e usanze cerimoniali. Al tramonto della vigilia arrivavano i carri carichi di legna che veniva scaricata in piazza dove si formava la catasta e si accendevano i fai (falò) davanti a ciascuna casa.
Gli adulti si sedevano a chiacchierare intorno al fuoco mentre i bambini giocavano fino a notte inoltrata e i giovani facevano le serenate alle ragazze cantando canzoni in voga e tradizionali.
Alla mezzanotte del 23 avevano tutti dovevano trovarsi in campagna per lasciarsi bagnare dalla rugiada e lavarsi il viso. Ad essa infatti si attribuiva alla virtù di conservare sana la vista. Si tenevano riti e cerimonie segrete per scacciare ” il malocchio”, eliminare i porri o curare l’ernia di bambini. I pastori pronosticavano la qualità dell’annata osservando il comportamento delle pecore durante la notte: l’annata sarebbe stata buona e il clima mite se le pecore fossero rimaste calme al loro posto; se avessero cercato di brucare, l’annata sarebbe stata scarsa.
I riti di San Giovanni si concludevano con il comparatico, la cerimonia con cui si diventava compari e comari. Ogni gruppo di giovani teneva con la mano destra il lembo di un fazzoletto pieno di albicocche e faceva un giro completo; quindi deposto a terra il fazzoletto teneva una corona di Rosario e si formava un grande anello con fazzoletti colmi di fiori.
I dolci tipici di San Giovanni erano i giggeri e i piedi di porco.