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La lingua tabarchina

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La lingua tabarchina
La lingua tabarchina
Pannello 6

Il tabarchino è una lingua parlata in Sardegna nell’arcipelago del Sulcis, dalle comunità di Carloforte e di Calasetta che complessivamente contano circa 10.000 abitanti. Altri Tabarchini, stimati in circa 5.000 persone, vivono a Cagliari e in centri limitrofi come Carbonia e Iglesias. Una parte non trascurabile di questi emigrati, inoltre, risiede in Liguria e nel settentrione italiano.

Ma qual è la genesi e lo sviluppo di questa lingua? L’origine e l’evoluzione del tabarchino, come per tutte le lingue, non può prescindere dalle vicende storiche, dai rapporti socio-economici e dalle dinamiche demografiche che hanno caratterizzato i suoi parlanti attraverso i secoli.

Il punto di partenza è quindi il genovese che si parlava nel secolo XVI, perché da Genova, o più precisamente da Pegli, intorno al 1540 partirono alcuni nuclei familiari alla volta dell’isolotto di Tabarca per praticarvi la pesca del corallo. I Liguri vissero lì per quasi due secoli mantenendo le tradizioni della patria d’origine fra cui la lingua, che inevitabilmente si arricchì di qualche arabismo e di qualche raro lemma turco, ancora presenti. In base a diverse indagini, risulta che oggi il tabarchino è parlato all’incirca dall’85% della popolazione. Questi dati bastano da soli a testimoniare l’uso spontaneo e corrente della parlata tabarchina nella sua area linguistica, tanto da farne in Italia la lingua minore con il più elevato tasso di parlanti in rapporto alla popolazione.

In tabarchino si può per statuto intervenire nelle sedute dei Consigli Comunali di Carloforte e di Calasetta e può anche essere pronunciata la formula del fatidico sì, a dimostrazione di quanto sia ben radicata in queste comunità, istintiva manifestazione delle loro identità. Il tabarchino non è solamente una lingua parlata ma si avvale di tutti gli strumenti necessari per la sua scrittura, quali una codificazione ortografica, regole grammaticali e di sintassi. Ciò grazie a un’avveduta legge regionale, la n° 26/97 Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua di Sardegna, la quale riconosce “al tabarchino delle isole del Sulcis” la stessa valenza attribuita alla lingua sarda. In virtù delle opportunità offerte da tale legge, nel 2001 tutte le scuole di Carloforte, sotto la guida del prof. Fiorenzo Toso, esperto di minoranze linguistiche, hanno realizzato un progetto comune che ha portato all’adozione di criteri d’uso scritto validi per tutti.

È evidente che una lingua così codificata e utilizzata non ha bisogno di interventi esterni per essere rinvigorita e tramandata. Eppure, nonostante sia riconosciuto come lingua minore dalle leggi regionali sarde, nonostante si avvalga di tutti gli strumenti ortografici e grammaticali per la sua scrittura, nonostante la sua specificità linguistica e culturale sia ampiamente documentata da una vasta letteratura scientifica, il tabarchino è sconosciuto o, meglio, ignorato dalla legislazione nazionale in materia, il cui punto di riferimento è la legge n°482/99, Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche.

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I Tabarchini: un popolo sulle sponde del Mediterraneo
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Un viaggio nei secoli: spazio, migrazioni, relazioni
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Le varietà linguistiche del tabarchino

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