Per accrescere la popolazione l’Ordine Mauriziano propose anche in Piemonte un trasferimento a Calasetta per chi volesse divenire proprietario di un terreno e si impegnasse a coltivarlo.
Giunsero cosi, nel 1773, contadini, osti, barbieri, con le loro famiglie, da Torino, Settimo T., Beinasco, Orbassano, Trana, Sangano, Cuneo, Boves, Montà, ecc. per un totale di 302 persone, a cui si aggiunsero l’anno seguente altri clandestini che furono ugualmente ammessi dopo una prima decisione di respingimento.
Alloggiati inizialmente nelle grotte dell’isola, presumibilmente gli ipogei punici di S. Antioco, furono decimati dal vaiolo negli anni seguenti, nonostante la premurosa attenzione del Vescovo di Iglesias Mons. Gautier, originario di Mondovì. Ai Piemontesi, cui furono concessi pressappoco gli stessi diritti dei Tabarchini, fu dato il merito di aver piantato tanti vigneti che avrebbero offerto al paese un relativo benessere fino alla metà del XX secolo.
Tra loro nel tempo emersero Caravello, Osegna, Ronco, Viale, Colombetto, Falchè e Griva, questo ancora presente insieme con Fisanotti e Leinardi, giunti per altra via. Una buona parte dei Piemontesi rientrò in Piemonte, o si trasferì altrove, o se ne estinse nel tempo la linea maschile. Non sembra che abbiano lasciato traccia del loro dialetto nella parlata locale.