La storia delle comunità tabarchine
Ascolta le nostre audioguide per scoprire la storia delle comunità tabarchine.
Nel 1541 un gruppo di liguri provenienti dai dintorni di Pegli, al seguito di Agostino Francesco Nicolò Nomellini, decise di aderire alla proposta di emigrare in Tunisia, in particolare sull’isola di Tabarca, per avviare una nuova colonia commerciale della Repubblica di Genova con lo scopo di sfruttare le risorse locali. Per circa duecento anni l’isola prosperò, permise alla famiglia Nomellini di creare ricchezza e fu meta di ulteriori migrazioni da parte di siciliani, toscani, greci e corsi attratti dalle possibilità di guadagno.
Tutto ciò avvenne fino ai primi del ‘700 quando la comunità di Tabarca cominciò a mostrare i primi segni di crisi. Fu così che, intorno al 1730, una parte di tabarchini decise di emigrare dall’isola di Tabarca e si diresse verso Genova, Tunisi, Biserta e altre località limitrofe. Nel 1738, un secondo gruppo, formato da circa 100 famiglie, appoggiato dal re sabaudo, approdò sull’isola di San Pietro e qui fondò Carloforte.
Nel 1741, il bey di Tunisi occupò l’isola ponendo fine alla colonia genovese, saccheggiò il paese e fece ritorno a Tunisi sequestrando 840 tabarchini. Alcuni vennero riscattati dallo stesso re sabaudo e poterono raggiungere la città di Carloforte tra il 1751 e il 1755. Solo dopo l’intervento di Algeri e la successiva deposizione ed esecuzione del bey tunisino, i restanti tabarchini furono liberati. Questi, grazie all’intervento del re di Spagna Carlo III, raggiunsero la città di Alicante per poi, nel 1770, stanziarsi nell’isola di San Pablo, poi ribattezzata Nueva Tabarca.
Nel settembre del 1770 un gruppo di 38 famiglie tabarchine residenti a Tunisi chiese e ottenette dal re di Sardegna di essere trasferito sulla costa settentrionale dell’isola di Sant’Antioco, per fondare una nuova colonia vicino a quella di Carloforte, denominata Calasetta.