Nel gennaio del 1793 i Francesi occuparono le isole di San Pietro e di Sant’Antioco. Era loro intenzione sottrarre la Sardegna ai Savoia. Mentre i sardi si opposero compatti ai francesi, gli abitanti di Calasetta, invitati dal comando delle truppe di difesa ad abbandonare il paese ritenuto indifendibile e a ritirarsi all’interno della Sardegna, risposero che non avrebbero lasciato le loro case, ma che nonostante la scarsità di uomini, armi e munizioni avrebbero combattuto per respingere gli invasori. Ciò non accadde, perché il 14 gennaio i Francesi sbarcarono a Calasetta senza incontrare alcuna resistenza; nel breve periodo in cui vi stazionarono i Calasettani intrattennero rapporti amichevoli con gli occupanti.
Il 20 maggio in soccorso del Re di Sardegna giunse la flotta spagnola. I Francesi, rendendosi conto di non essere in grado di opporre resistenza si arresero. Le truppe sarde raggiunsero Calasetta il 24 maggio e si diedero al saccheggio e alle violenze, considerando i Calasettani amici degli invasori.
Lo storico Vittorio Angius scrisse che “Il Camurati procurò di sedarli, e se non fosse stato della sua opera quasi tutti gli uomini di Calaseta sarebbero stati sacrificati. Fu qui che quel capitano vedendo il furore con cui i sulcitani erano per lanciarsi sopra questa colonia straniera, si opponea co’ suoi dragoni gridando: ‘Prima avrete a farci in pezzi che offendiate quei miseri”.