Racchiusa tra la montagna e il mare, dominata da un vecchio forte, a 15 chilometri dal confine algerino, Tabarca si offre alla vista con il suo porto, una bianca e immensa spiaggia verso est, una costa ricca di scogli e guglie rossastre nella parte occidentale. Il nome Thabraca, di origine libico o paleo-berbero, deriva dalle ricche e folte foreste che la circondano a sud.
Quando la città passò ai romani intorno al 46 a.C. il porto naturale venne sfruttato per il commercio di piombo, ferro, marmi pregiati, pietre da costruzione, legname, granaglie, leoni e altri animali di cui le immense foreste erano densamente popolate. Plinio nella sua Storia naturale cita Tabarca come “città fortificata romana”.
Dopo l’occupazione bizantina e successivamente quella pisana, Tabarca nel 1535 divenne dominio spagnolo sotto il Regno di Carlo V: verrà ceduta in concessione ai Lomellini di Pegli nel 1541 per esercitarvi il commercio e la pesca del corallo. La piccola isola ospiterà per due secoli le famiglie della Liguria che creeranno in terra africana un ottimo esempio di organizzazione politico-militare-amministrativa. Un governatore nominato dai Lomellini, coadiuvato da personale esperto addetto agli affari commerciali e al traffico navale del porto, sovrintendeva all’amministrazione dell’isola. Ospedale, chiesa, mulini, cantieri, servivano la popolazione costituita da una efficiente organizzazione di maestranze che comprendeva fabbri, armaioli, maestri d’ascia, calafati, bottai, falegnami, fornai, interpreti, chirurghi. Un parroco e due sacerdoti, oltre a una milizia composta da cinquanta soldati, completavano questa solida organizzazione che consentì alla colonia genovese di tenere testa ai tentativi di paesi stranieri di impadronirsi di Tabarca. Oltre alla pesca del corallo i Lomellini avevano sviluppato un redditizio commercio di prodotti agricoli dalle tribù berbere del Nord-Africa verso i porti di Livorno, Genova e Marsiglia.
Quando nel 1735, la Reggenza di Tunisi fu assunta con un colpo di stato dal bey Alì Pachà, la situazione cambiò radicalmente anche per le mutate condizioni politiche tra i paesi europei nello scacchiere del Mediterraneo. Il declino di Genova e la diminuita influenza politica e militare della Spagna permisero a potenze quali la Francia, l’Inghilterra l’Austria di limitarne l’egemonia nel Mediterraneo: una situazione che portò i Lomellini a vietare i matrimoni sull’isola e a proporre la restituzione dell’isola alla Spagna e poi la cessione, in segreto, alla Francia. Il bey di Tunisi, non appena ebbe sentore di tali rischi, inviò il figlio a occupare l’isola: il 18 giugno 1741 prese possesso del forte, fece smantellare le difese, saccheggiare la Chiesa, distruggere le case e fatti prigionieri 840 abitanti ritornò trionfante a Tunisi, cancellando per sempre la presenza ligure che per duecento anni aveva dominato economicamente e politicamente quel settore del Mediterraneo.
Dell’isola, simbolo della potenza genovese, rimase solo il possente forte occupato da un presidio militare tunisino, costretto a fuggire nel 1882 sotto le cannonate della flotta francese: da allora e fino al 1956 la Tunisia sarà un protettorato. L’isola rimarrà disabitata mentre un nuovo villaggio di Tabarca si svilupperà sulla piana antistante, crescendo nel corso degli anni fino a diventare un importante centro commerciale e turistico: grazie alle risorse produttive della zona, alle bellezze naturali dei suoi boschi e del suo mare, l’odierna Tabarca è una perla turistica del Mediterraneo.