Chissà se quella piccola particella di un monile di corallo rosso risalente a migliaia di anni fa, rinvenuto nella caverna delle Arene Candide del Ponente ligure e custodito nel Museo di Archeologia a Pegli testimoni solo i primordi di una particolare versatilità artistico-artigianale di un nostro antenato, oppure sia lì anche quale segno premonitore, per raccontarci le antiche pratiche della raccolta dei rami corallini creati da millenari antozoi lungo le rocciose costiere del Mare Mediterraneo.
In verità la storia di Pegli, quella non fatta di ipotesi, sia pure suggestive, ma narrata nel 1907 da don Giuseppe Parodi, documenta che “il 19 febbraio del 1266 Giacomino de Laviosa possiede una barca per la pesca del corallo in Sardegna” ed il 12 marzo dello stesso anno “Giovanni Groselmo da Pelio arma una barca per la pesca del corallo in Sardegna”.
Pegli, chiusa tra la collina del Castelluccio ad ovest e da quella di Multedo e dal Varenna ad est, coperta alle spalle dalle colline sopra Torre Cambiaso e San Carlo di Cese, è strettamente legata al suo mare davanti al quale si snoda con palme e giardini su spiaggette, moli e piccole scogliere dove spiccano maestose le costruzioni del Palazzo Lomellini (Hotel Mediterranee), del Palazzo Doria a mare e dei Castelli Vianson e Chiozza (Hotel Miramare).
Alle spalle della linea di facciate storiche che guardano il mare salgono vicoli stretti e viali alberati e giardini che conducono a ville sontuose costruite dalle storiche famiglie genovesi Centurione, Doria, Lomellini e Pallavicini con serre, essenze tropicali, palme, agavi, magnolie, cedri del Libano, giochi d’acqua, laghetti e ameni percorsi nel verde. I lunghi viali salgono ancora oltre ed arrivano sulle alture con pini marittimi e bassa vegetazione mediterranea, arrampicandosi in pochi chilometri sino a mille metri di altezza.
Un ambiente cittadino che ricorda però sempre un passato di stazione balneare dove i Genovesi un tempo (e nell’Ottocento anche i turisti nordeuropei) amavano recarsi in villeggiatura; ed ancora prima, quando l’economia cittadina era fiorente, le famiglie dei banchieri avevano splendide residenze sul mare.
La storia emerge dal borgo marinaro di Porticciolo con l’antica via Carloforte e piazzetta Tabarca, ai cui confini sorge il Palazzo Della Chiesa dove nacque Papa Benedetto XV. Ed è proprio da queste rive liguri che nel 1541 i tre fratelli Lomellini, Francesco, Nicolò e Agostino, avviarono l’impresa commerciale e l’avventura di Tabarca, arruolando solo pescatori e contadini di Pegli, Multedo e della Val Varenna al fine di avviare attività di pesca del corallo rosso e del tonno, e il commercio del grano e delle pelli verso i paesi europei.
Nel novembre 1738, mentre erano in corso i lavori di insediamento di Carloforte da parte dei reduci rientrati dalla costa tunisina, alcuni lavoratori minacciarono l’intenzione di voler fare ritorno a Pegli, loro madre patria, a dimostrazione di quanto il legame fosse ancora forte a distanza di due secoli. Questa, dunque, l’origine non dimenticata dell’epopea tabarchina, che ancora oggi in terra sarda mantiene viva la lingua e le tradizioni liguri e pegliesi in particolare.