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Ciclo della vita: Carloforte

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Ciclo della vita: Carloforte
Ciclo della vita: Carloforte
Pannello 15

La cadenza annuale delle feste popolari e religiose si va naturalmente a intrecciare con la sequenza più lunga delle fasi della vita dei singoli membri della comunità, ovvero la fanciullezza con i suoi aspetti ludici, la gioventù con le sue esibizioni, l’innamoramento con le sue consuetudini, il lavoro con i suoi ritmi, il matrimonio con i suoi riti, la famiglia, la vecchiaia. Ogni periodo o momento era regolato da precise e consolidate usanze. Nonostante il trascorrere del tempo abbia influito sul mutamento di questi costumi, qualcosa si è mantenuto. Come, per esempio, l’usanza al termine del rito battesimale in chiesa, di lanciare sul sagrato caramelle e monetine da parte di genitori, padrini e parenti del battezzato, attese e raccolte da frotte di bambini.

Cambiata notevolmente è invece l’attività ludica, poiché oggi i bambini carlofortini, al pari di quasi tutti i bambini del mondo utilizzano giocattoli più sofisticati. I bambini di ieri, invece, si riunivano in gruppi spesso molto numerosi. I giochi erano semplici, non richiedevano particolare attrezzature e molti erano retaggio della società ligure del XVI secolo, ad esempio il pampano, che i Carlfortini hanno chiamato giüdéu.

In età adulta si celebrava il matrimonio. I giovani vi giungevano dopo un periodo più o meno lungo di corteggiamento e contatti caratterizzati da particolari comportamenti, nel quale si distinguevano due periodi: innamuàu de ‘nde föa (innamorati di fuori), quando il corteggiamento avveniva fuori delle mura domestiche e non c’era nessun rapporto tra i giovani e i futuri suoceri, e innamuàu de drentu, quando il contatto tra le famiglie dei due fidanzati era stato ufficializzato da una cerimonia, a dumanda (la domanda),nella quale i genitori e i parenti stretti del giovane si recavano a casa della ragazza accolti dalla parentela di lei.

Anche la preparazione del corredo, apaigiamentu, come del resto il matrimonio (nel banchetto nuziale non potevano mancare i castélli de gatò, dolci a base di mandorle e zucchero antesignani della torta nuziale) era legata a particolari norme e tradizioni. All’interno di questa fase del ciclo dell’esistenza vi erano poi usanze particolari come quella di purtò u canóttu (portare il canotto) che consisteva nel portare di nascosto una piccola imbarcazione davanti all’abitazione di una ragazza. Era questo un modo scherzoso (o villano) per invitarla, se smorfiosa o antipatica, a cambiare aria se voleva trovare marito.

Come accade in ogni epoca e civiltà la morte era accompagnata da cerimonie e rituali. Nella società tabarchina fino alla fine dell’Ottocento esistevano e cumpagnìe di mórti (le compagnie dei morti), gruppi di persone che avevano il compito di rendere meno tristi e pesanti le veglie funebri con passatempi e racconti vari. Lo svago più frequente era il brenéttu, un gioco calmo e silenzioso che consisteva nel trovare in un cumulo di crusca (brénnu),ammassato al centro di un tavolo, le monetine che vi erano state nascoste. Nelle famiglie meno abbienti le monetine lasciavano il posto ai cereali: fave secche, ceci, fagioli e piselli.

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