Nascita e matrimonio a Calasetta sono i momenti più significativi.
Nascita. La gestante doveva evitare di trovarsi vicino ad un moribondo, di guardare esseri deformi e di astenersi da cibi desiderati, per non abortire o partorire un bambino deforme o con macchie. Nel caso che la gestante cadesse, se avveniva in avanti sarebbe nato un maschio, se all’indietro una femmina, così pure nel caso che avesse un ventre a punta o arrotondato. Il parto avveniva in casa con l’aiuto di familiari e amiche o dell’ostetrica, eccezionalmente del medico. La puerpera doveva restare a letto per otto giorni e non uscire di casa per quaranta giorni, dopo i quali andava in chiesa per ringraziare e purificarsi (alevose de portu, togliersi dal parto); doveva evitare di tenere a lungo le mani nell’acquae di dare avanzi dei suoi pasti ad animali, per non perdere il latte. Agli otto giorni il bambino veniva battezzato in chiesa circondato da familiari e amici, mentre la madre non partecipava. All’uscita era accolto da una frotta di bambini che sollecitava il lancio di caramelle o monetine al grido di sciüti! (asciutti!). A casa la madre lo prendeva in braccio e lo baciava perché era “diventato cristiano”. Tutti i bambini indossavano una veste lunga fino ai quattro anni, quando spesso venivano mandati dâ màistra, dalla maestra,una donna del rione che per un modesto compensosorvegliava i bambini piccoli insegnando loro preghiere e formule catechistiche (…Cumegnun, Cunfesciun, Öiu Santu,… Spirtu Santu…) concluse con l’ordine baxè a tera!, baciate la terra! Questo fino al1922 quando fu istituita una scuola materna.
Matrimonio. Il giovane manifestava la simpatia per una ragazza tramite un amico o con una serenata notturna. Se la ragazza gradiva accendeva la luce della sua camera. La dichiarazione era fatta anche col lancio di un mazzolino di fiori verso il balcone della ragazza il Primo Maggio: se gradito, veniva tenuto, se no rinviato al donatore. Il fidanzamento poteva durare degli anni, perché il giovane doveva garantire una sicurezza economica e la casa ammobiliata. La giovane preparava il corredo personale e della casa, che in prossimità delle nozze veniva lavato e stirato con l’aiuto di giovani amiche e vicine, quindi veniva portato processionalmente nella casa coniugale preceduto dalla portatrice di un canestro con pasta, farina, olio e zucchero come augurio di prosperità. Il giorno delle nozze lo sposo, al braccio della madre, con un corteo di parenti e amici, andava a casa della sposa che, con i suoi, lo attendeva al braccio del padre; poi avanzavano verso la chiesa in capo al corteo unificato. Celebrato il matrimonio gli sposi erano oggetto del lancio augurale di coriandoli, riso e grano. Il ricevimento o il pranzo si tenevano a casa della sposa. Finiti i festeggiamenti gli sposi si ritiravano a casa loro dove avevano preparato il letto nuziale le due madri che, la mattina seguente, portavano il caffè agli sposi.